Descrizione
La Casa Museo Boschi Di Stefano è un appartamento di Milano, in via Jan, in cui una coppia di collezionisti ha vissuto per una vita in mezzo ai capolavori del Novecento italiano. Boccioni, de Chirico, Carrà, Sironi, De Pisis e Fontana sono qui, appesi come in una casa vera, e la visita è un tuffo nell'arte di un secolo.
Il palazzo è stato costruito tra il 1929 e il 1931 su progetto di Piero Portaluppi, lo stesso architetto di Villa Necchi Campiglio. Fuori colpisce la forma "ad angolo"; dentro, nelle parti comuni, ci sono ampie vetrate e ringhiere art déco.
Le sale ospitano una selezione di oltre duecento dipinti. Da non perdere la sala del Novecento Italiano, con Funi, Marussig, Tozzi, Carrà e Casorati, e le tele dei futuristi e dei metafisici, tra Boccioni e de Chirico. Per ogni artista c'è una mano che ha scelto, comprato e appeso con cura.
Non c'è l'aria solenne del museo: le opere stanno nelle stanze e si guardano da vicino, come le guardavano i proprietari. Al piano terra, l'ex scuola di ceramica di Marieda ospita mostre temporanee.
Lui, Antonio Boschi, era un ingegnere novarese che lavorava alla Pirelli e che nella Grande Guerra aveva comandato dirigibili. Lei, Marieda Di Stefano, veniva da una famiglia marchigiana, frequentava gli atelier d'arte e aveva la passione della ceramica.
Intorno al 1930 cominciarono a comprare opere con metodo, aiutati all'inizio dal padre di lei, che alla sua morte ne lasciò in eredità un nucleo consistente. Non si fermarono più: alla fine le opere erano 1817, dagli anni Dieci agli anni Sessanta.
La collezione fu donata al Comune di Milano ma, scomparsi i coniugi, rischiò di disperdersi. Ci volle l'impegno di Philippe Daverio, allora assessore alla Cultura, per sciogliere la disputa con gli eredi. Dal 2003 una selezione è tornata nella casa dove era stata tanto amata.
Il palazzo è stato costruito tra il 1929 e il 1931 su progetto di Piero Portaluppi, lo stesso architetto di Villa Necchi Campiglio. Fuori colpisce la forma "ad angolo"; dentro, nelle parti comuni, ci sono ampie vetrate e ringhiere art déco.
Le sale ospitano una selezione di oltre duecento dipinti. Da non perdere la sala del Novecento Italiano, con Funi, Marussig, Tozzi, Carrà e Casorati, e le tele dei futuristi e dei metafisici, tra Boccioni e de Chirico. Per ogni artista c'è una mano che ha scelto, comprato e appeso con cura.
Non c'è l'aria solenne del museo: le opere stanno nelle stanze e si guardano da vicino, come le guardavano i proprietari. Al piano terra, l'ex scuola di ceramica di Marieda ospita mostre temporanee.
Lui, Antonio Boschi, era un ingegnere novarese che lavorava alla Pirelli e che nella Grande Guerra aveva comandato dirigibili. Lei, Marieda Di Stefano, veniva da una famiglia marchigiana, frequentava gli atelier d'arte e aveva la passione della ceramica.
Intorno al 1930 cominciarono a comprare opere con metodo, aiutati all'inizio dal padre di lei, che alla sua morte ne lasciò in eredità un nucleo consistente. Non si fermarono più: alla fine le opere erano 1817, dagli anni Dieci agli anni Sessanta.
La collezione fu donata al Comune di Milano ma, scomparsi i coniugi, rischiò di disperdersi. Ci volle l'impegno di Philippe Daverio, allora assessore alla Cultura, per sciogliere la disputa con gli eredi. Dal 2003 una selezione è tornata nella casa dove era stata tanto amata.