Descrizione
La Cascina Boscaiola è uno dei pochi segni rimasti della Milano di campagna, tra viale Jenner e via Edoardo Porro. Dietro il suo aspetto di cascina c'è una dimora signorile del Quattrocento, nata come tenuta di caccia dei Visconti e poi degli Sforza.
Oggi è un'abitazione privata e si guarda da fuori. Il bello è proprio la facciata: i restauri hanno liberato le grandi finestre ad arco con le cornici in cotto e fatto riemergere qualche frammento di affresco.
Il nome viene da un bosco. Quando la città finiva molto più in là, qui c'era una zona boscosa, adatta alla caccia, e la residenza di campagna dei signori di Milano ne portava il nome. Le tracce più antiche, in alcune parti della struttura e in certi elementi della facciata, tradiscono un primo nucleo trecentesco.
Il corpo più alto e massiccio, all'angolo con via Porro, è del Quattrocento: sembra quasi la torre di un castello, con le sue grandi finestre a tutto sesto e le cornici in cotto elaborate. Dietro la parte nobile, la corte chiusa a U ha l'aspetto rustico delle ali agricole.
Sulla facciata, a scacchiera, si ripetono due decorazioni dipinte: un alveare e un giglio, inseriti in riquadri che imitano delle nicchie. L'alveare è un favo posato su un tavolo e circondato da frasche per difenderlo dai predatori, con il motto «Per meo merito».
Lo ha decifrato uno studio condotto nel 2018 dalla soprintendenza del Castello Sforzesco, guidato da Claudio Salsi. Il simbolo lega la cascina agli Aicardi, famiglia molto vicina agli Sforza, e la decorazione sarebbe una forma di propaganda di quel legame. Il motto compare anche nel Codice Trivulziano e in uno stemmario del 1673.
Nel Settecento le cascine della Boscaiola erano ancora cinque, e di tutte è rimasta solo questa. Nei documenti si chiamava anche «della Boscajola Prima» o «Morona», perché era circondata da gelsi, i «moroni».
Nel Cinquecento fu demolita la cappella, e col tempo la dimora diventò una cascina, rimaneggiata più volte. La cappella con gli affreschi fu sostituita da un fienile.
Nel dopoguerra, nella fascia vicina allo scalo ferroviario di Farini, crebbero capannoni e officine. Uno, il dopolavoro della fabbrica di liquori Branca, copriva la facciata su viale Jenner: tra il 2007 e il 2010 è stato tolto e al suo posto c'è un giardinetto pubblico, che ridà alla cascina la sua prospettiva.
Da non perdere
• Le finestre ad arco.
• L'alveare e il giglio dipinti.
• Il corpo a torre.
Lo sapevi?
• L'alveare con il motto «Per meo merito» è una decorazione rarissima, decifrata solo nel 2018.
• Delle cinque cascine della Boscaiola del Settecento ne resta una.
Oggi è un'abitazione privata e si guarda da fuori. Il bello è proprio la facciata: i restauri hanno liberato le grandi finestre ad arco con le cornici in cotto e fatto riemergere qualche frammento di affresco.
Il nome viene da un bosco. Quando la città finiva molto più in là, qui c'era una zona boscosa, adatta alla caccia, e la residenza di campagna dei signori di Milano ne portava il nome. Le tracce più antiche, in alcune parti della struttura e in certi elementi della facciata, tradiscono un primo nucleo trecentesco.
Il corpo più alto e massiccio, all'angolo con via Porro, è del Quattrocento: sembra quasi la torre di un castello, con le sue grandi finestre a tutto sesto e le cornici in cotto elaborate. Dietro la parte nobile, la corte chiusa a U ha l'aspetto rustico delle ali agricole.
Sulla facciata, a scacchiera, si ripetono due decorazioni dipinte: un alveare e un giglio, inseriti in riquadri che imitano delle nicchie. L'alveare è un favo posato su un tavolo e circondato da frasche per difenderlo dai predatori, con il motto «Per meo merito».
Lo ha decifrato uno studio condotto nel 2018 dalla soprintendenza del Castello Sforzesco, guidato da Claudio Salsi. Il simbolo lega la cascina agli Aicardi, famiglia molto vicina agli Sforza, e la decorazione sarebbe una forma di propaganda di quel legame. Il motto compare anche nel Codice Trivulziano e in uno stemmario del 1673.
Nel Settecento le cascine della Boscaiola erano ancora cinque, e di tutte è rimasta solo questa. Nei documenti si chiamava anche «della Boscajola Prima» o «Morona», perché era circondata da gelsi, i «moroni».
Nel Cinquecento fu demolita la cappella, e col tempo la dimora diventò una cascina, rimaneggiata più volte. La cappella con gli affreschi fu sostituita da un fienile.
Nel dopoguerra, nella fascia vicina allo scalo ferroviario di Farini, crebbero capannoni e officine. Uno, il dopolavoro della fabbrica di liquori Branca, copriva la facciata su viale Jenner: tra il 2007 e il 2010 è stato tolto e al suo posto c'è un giardinetto pubblico, che ridà alla cascina la sua prospettiva.
Da non perdere
• Le finestre ad arco.
• L'alveare e il giglio dipinti.
• Il corpo a torre.
Lo sapevi?
• L'alveare con il motto «Per meo merito» è una decorazione rarissima, decifrata solo nel 2018.
• Delle cinque cascine della Boscaiola del Settecento ne resta una.