Descrizione
Il Duomo di Milano è la grande cattedrale gotica nel cuore della città: una montagna di marmo bianco rosato irta di guglie e statue, con la Madonnina d'oro in cima. È la chiesa più grande in territorio italiano, perché San Pietro sta in Vaticano, e il simbolo stesso di Milano.
Il cantiere si aprì nel 1386 e la facciata fu completata solo nell'Ottocento. Ne è uscito un gotico che non somiglia a nessun altro, frutto di cinque secoli di ripensamenti, e una chiesa da vedere tre volte: fuori, dentro e dall'alto.
Dentro, cinque navate e cinquantadue pilastri altissimi, con capitelli popolati di statue di santi nelle nicchie. Sulle volte, un finto traforo gotico dipinto. La luce arriva da cinquantacinque vetrate monumentali, dal Quattrocento al Novecento, opera di maestri italiani, fiamminghi e tedeschi.
Le più grandi sono i tre finestroni dell'abside. Quello centrale conserva in alto vetri del Quattro e Cinquecento e un gigantesco sole raggiante, l'emblema dei Visconti che vollero la cattedrale.
Nel transetto c'è la statua forse più celebre del Duomo: il San Bartolomeo scorticato di Marco d'Agrate, del 1562. Il santo, martirizzato vivo, porta la propria pelle gettata sulle spalle come una stola.
Vicino all'ingresso, una striscia di ottone attraversa il pavimento: è la meridiana tracciata nel 1786 dagli astronomi di Brera. A mezzogiorno solare un raggio entra da un foro a quasi 24 metri d'altezza e cade sulla linea.
Una scala stretta porta sotto la piazza, a quattro metri di profondità, negli scavi della Milano del IV secolo. Qui c'è il battistero di San Giovanni alle Fonti, dove nella notte di Pasqua del 387 sant'Ambrogio battezzò sant'Agostino.
Poi ci sono le terrazze, il tetto di marmo su cui si passeggia, un unicum nell'architettura gotica. Tutto intorno, una foresta di pinnacoli e archi rampanti, che nascondono gli scarichi della pioggia, e la città sotto.
Lassù, accanto all'ascensore, la guglia Carelli è la più antica, di inizio Quattrocento. Sulla facciata, a sud, spuntano anche statue degli anni Trenta che raffigurano gli sport. In alto su tutto la Madonnina di rame dorato, alta più di quattro metri, issata nel 1774.
All'inizio doveva essere una chiesa di mattoni, come tante in Lombardia. Fu il duca Gian Galeazzo Visconti a volerla di marmo e gotica come le grandi d'Europa. Voleva anche farne il mausoleo della sua famiglia: i milanesi si opposero, e lui ripiegò sulla Certosa di Pavia.
Architetti francesi e tedeschi arrivavano e ripartivano presto, in lite con i capomastri lombardi. La facciata restò incompiuta per secoli: a farla finire fu Napoleone, che qui si fece incoronare re d'Italia nel 1805.
Nella seconda guerra mondiale la Madonnina fu coperta di stracci, perché i suoi riflessi non guidassero i bombardieri. I lavori, intanto, non sono mai finiti: «Longh come la fabbrica del Domm», dicono i milanesi di ciò che non finisce mai.
Da non perdere
• Le terrazze.
• Il San Bartolomeo scorticato.
• I finestroni dell'abside.
• La meridiana.
• Gli scavi del battistero.
Lo sapevi?
• Sopra l'altare maggiore, segnalato da una luce rossa, è custodito un chiodo che la tradizione vuole della croce di Cristo.
• Per andarlo a prendere, l'arcivescovo sale su un ascensore del Seicento, la «nivola».
• Tra gli organisti del Duomo ci fu anche Johann Christian Bach, figlio di Johann Sebastian.
Il cantiere si aprì nel 1386 e la facciata fu completata solo nell'Ottocento. Ne è uscito un gotico che non somiglia a nessun altro, frutto di cinque secoli di ripensamenti, e una chiesa da vedere tre volte: fuori, dentro e dall'alto.
Dentro, cinque navate e cinquantadue pilastri altissimi, con capitelli popolati di statue di santi nelle nicchie. Sulle volte, un finto traforo gotico dipinto. La luce arriva da cinquantacinque vetrate monumentali, dal Quattrocento al Novecento, opera di maestri italiani, fiamminghi e tedeschi.
Le più grandi sono i tre finestroni dell'abside. Quello centrale conserva in alto vetri del Quattro e Cinquecento e un gigantesco sole raggiante, l'emblema dei Visconti che vollero la cattedrale.
Nel transetto c'è la statua forse più celebre del Duomo: il San Bartolomeo scorticato di Marco d'Agrate, del 1562. Il santo, martirizzato vivo, porta la propria pelle gettata sulle spalle come una stola.
Vicino all'ingresso, una striscia di ottone attraversa il pavimento: è la meridiana tracciata nel 1786 dagli astronomi di Brera. A mezzogiorno solare un raggio entra da un foro a quasi 24 metri d'altezza e cade sulla linea.
Una scala stretta porta sotto la piazza, a quattro metri di profondità, negli scavi della Milano del IV secolo. Qui c'è il battistero di San Giovanni alle Fonti, dove nella notte di Pasqua del 387 sant'Ambrogio battezzò sant'Agostino.
Poi ci sono le terrazze, il tetto di marmo su cui si passeggia, un unicum nell'architettura gotica. Tutto intorno, una foresta di pinnacoli e archi rampanti, che nascondono gli scarichi della pioggia, e la città sotto.
Lassù, accanto all'ascensore, la guglia Carelli è la più antica, di inizio Quattrocento. Sulla facciata, a sud, spuntano anche statue degli anni Trenta che raffigurano gli sport. In alto su tutto la Madonnina di rame dorato, alta più di quattro metri, issata nel 1774.
All'inizio doveva essere una chiesa di mattoni, come tante in Lombardia. Fu il duca Gian Galeazzo Visconti a volerla di marmo e gotica come le grandi d'Europa. Voleva anche farne il mausoleo della sua famiglia: i milanesi si opposero, e lui ripiegò sulla Certosa di Pavia.
Architetti francesi e tedeschi arrivavano e ripartivano presto, in lite con i capomastri lombardi. La facciata restò incompiuta per secoli: a farla finire fu Napoleone, che qui si fece incoronare re d'Italia nel 1805.
Nella seconda guerra mondiale la Madonnina fu coperta di stracci, perché i suoi riflessi non guidassero i bombardieri. I lavori, intanto, non sono mai finiti: «Longh come la fabbrica del Domm», dicono i milanesi di ciò che non finisce mai.
Da non perdere
• Le terrazze.
• Il San Bartolomeo scorticato.
• I finestroni dell'abside.
• La meridiana.
• Gli scavi del battistero.
Lo sapevi?
• Sopra l'altare maggiore, segnalato da una luce rossa, è custodito un chiodo che la tradizione vuole della croce di Cristo.
• Per andarlo a prendere, l'arcivescovo sale su un ascensore del Seicento, la «nivola».
• Tra gli organisti del Duomo ci fu anche Johann Christian Bach, figlio di Johann Sebastian.