Museo Poldi Pezzoli

Museo Poldi Pezzoli

Via Alessandro Manzoni, 12. (Apri Mappa)

Descrizione

Il Museo Poldi Pezzoli è una casa museo in via Manzoni, a pochi passi dalla Scala: l'appartamento di un conte collezionista dell'Ottocento, rimasto una galleria d'arte. Fa parte delle «Case Museo di Milano» e raccoglie quadri, armi, tessuti, vetri e oreficerie, da Piero della Francesca a Botticelli e Canaletto.

Il palazzo, già Moriggia, fu comprato dalla famiglia Poldi Pezzoli nel 1800. Ogni stanza ha una sua epoca: barocco, primo Rinascimento, gotico. Non è una casa da vivere, ma pensata per accogliere quadri e arredi, come una galleria.

Il simbolo del museo è il Ritratto di dama di Antonio del Pollaiolo. Tra gli altri capolavori ci sono la Madonna del libro di Botticelli, opere di Mantegna, Bellini, Perugino, Piero della Francesca e Canaletto.

La collezione non si ferma ai quadri. Ci sono Pinturicchio, Filippo Lippi, Palma il Vecchio, Tiepolo, Ribera, Cranach il Vecchio e Luca Giordano, ma anche tessuti, arazzi, vetri, ceramiche e oreficerie: il conte amava le arti applicate quanto la pittura.

Tra le sculture ci sono La fiducia in Dio, capolavoro di Lorenzo Bartolini, e uno Sposalizio della Vergine in legno intagliato da Giovanni Angelo Del Maino.

Lo Studiolo dantesco, decorato tra il 1853 e il 1856, era lo studio privato del conte. La decorazione di molte sale fu affidata a Giuseppe Bertini, pittore e docente all'Accademia di Brera.

L'armeria, la prima sala a essere allestita, fu completata nel 1850 in stile neogotico. Oggi è stata riallestita dallo scultore Arnaldo Pomodoro. Lo scalone monumentale, completato nel 1857, fu arricchito in seguito da una fontana barocca.

Nel 1848 il giovane conte Gian Giacomo Poldi Pezzoli si schierò con i moti contro gli austriaci. Al loro ritorno fu multato ed esiliato. Fu un esilio speso bene: per oltre un anno girò l'Europa, tra collezionisti e grandi esposizioni.

Aveva ereditato il palazzo e la passione della madre, Rosa Trivulzio, per l'arte. Cominciò con armi e armature, allora ricercatissime, e trasformò il suo appartamento in qualcosa di mai visto: un luogo che pubblico e artisti venivano a vedere già allora.

Nel testamento il conte lasciò tutto a una fondazione, perché la collezione restasse unita per sempre. Morto lui, fu l'amico Bertini a dirigere il museo, che aprì il 25 aprile 1881.

Nell'agosto 1943 le bombe distrussero molti arredi originali, ma le opere erano già state messe al sicuro. Il museo riaprì nel 1951.

Da non perdere
• Il Ritratto di dama del Pollaiolo.
• La Madonna del libro di Botticelli.
• Lo Studiolo dantesco.
• L'armeria di Arnaldo Pomodoro.

Lo sapevi?
• Nella Milano austriaca si diventava maggiorenni a 24 anni: solo allora, nel 1846, il conte poté mettere mano al patrimonio.
• Le armi e le armature furono il primo amore del collezionista: allora andavano di moda.