Descrizione
Porta Venezia è l'ingresso nord-orientale di Milano, nel punto in cui corso Venezia sbocca in piazza Oberdan. Sono due caselli neoclassici decorati di statue, una delle porte aperte nei bastioni spagnoli che oggi non ci sono più.
Da questa porta entrò a Milano Renzo Tramaglino, nei «Promessi sposi». E da qui, secondo le cronache del Seicento, entrò anche la peste del 1630, nei vestiti di un soldato fuggito dai Lanzichenecchi.
Allora si chiamava Porta Orientale e si apriva sulla strada per Gorgonzola. Guardava verso Vienna, e fu la prima porta che si pensò di rifare in forme monumentali. Ma non fu un'impresa facile.
Giuseppe Piermarini cominciò i lavori nel 1787, ma le critiche lo fermarono. Seguirono gli archi provvisori di Cagnola, per le nozze del viceré Eugenio e per l'arrivo dell'imperatore Francesco I. Nessuno diventò mai di marmo.
Nel 1826 un concorso con 32 partecipanti lo vinse il bresciano Rodolfo Vantini. I milanesi rimasero delusi: aspettavano un arco trionfale e si trovarono due caselli del dazio, così bassi che nel 1829 bisognò rialzarli.
A riscattarli arrivarono nel 1833 le sculture: otto statue più grandi del vero, ognuna in una nicchia, da Minerva a Mercurio, da Cerere a Vulcano, e otto bassorilievi sulla storia di Milano.
I rilievi vanno dalla fondazione della città alla Lega Lombarda, fino all'ingresso di Massimiano Erculeo e al duca Gian Galeazzo Visconti. Le statue verso il centro sono Eternità, Concordia, Giustizia e Fedeltà.
Nel 1860 la porta fu ribattezzata Porta Venezia, in nome della città rimasta austriaca dopo la guerra del 1859. Il complesso ha il peso di una barriera daziaria, non di una porta trionfale. Nel 1882 la piazza fu intitolata a Guglielmo Oberdan, l'irredentista impiccato dagli austriaci.
Qui si trovano la fermata della linea 1 (rossa) della metropolitana e la stazione del passante ferroviario, in piazza Oberdan, dove sboccano ben otto strade.
Da questa porta entrò a Milano Renzo Tramaglino, nei «Promessi sposi». E da qui, secondo le cronache del Seicento, entrò anche la peste del 1630, nei vestiti di un soldato fuggito dai Lanzichenecchi.
Allora si chiamava Porta Orientale e si apriva sulla strada per Gorgonzola. Guardava verso Vienna, e fu la prima porta che si pensò di rifare in forme monumentali. Ma non fu un'impresa facile.
Giuseppe Piermarini cominciò i lavori nel 1787, ma le critiche lo fermarono. Seguirono gli archi provvisori di Cagnola, per le nozze del viceré Eugenio e per l'arrivo dell'imperatore Francesco I. Nessuno diventò mai di marmo.
Nel 1826 un concorso con 32 partecipanti lo vinse il bresciano Rodolfo Vantini. I milanesi rimasero delusi: aspettavano un arco trionfale e si trovarono due caselli del dazio, così bassi che nel 1829 bisognò rialzarli.
A riscattarli arrivarono nel 1833 le sculture: otto statue più grandi del vero, ognuna in una nicchia, da Minerva a Mercurio, da Cerere a Vulcano, e otto bassorilievi sulla storia di Milano.
I rilievi vanno dalla fondazione della città alla Lega Lombarda, fino all'ingresso di Massimiano Erculeo e al duca Gian Galeazzo Visconti. Le statue verso il centro sono Eternità, Concordia, Giustizia e Fedeltà.
Nel 1860 la porta fu ribattezzata Porta Venezia, in nome della città rimasta austriaca dopo la guerra del 1859. Il complesso ha il peso di una barriera daziaria, non di una porta trionfale. Nel 1882 la piazza fu intitolata a Guglielmo Oberdan, l'irredentista impiccato dagli austriaci.
Qui si trovano la fermata della linea 1 (rossa) della metropolitana e la stazione del passante ferroviario, in piazza Oberdan, dove sboccano ben otto strade.