Descrizione
La Stazione Centrale di Milano non è solo il principale scalo ferroviario della città: è un monumento in cui si entra per prendere un treno e si resta a guardare in alto. Aperta nel 1931, mescola Liberty, Art déco e monumentalità del periodo fascista.
Fuori, la facciata in pietra di Aurisina, larga circa 200 metri su piazza Duca d'Aosta, scandita da grandi varchi e coronata da gruppi scultorei. Dietro corre la Galleria delle Carrozze, nata per far entrare le vetture al coperto; sul suo terrazzo, i due cavalli alati di Armando Violi, allegorie del progresso.
Dentro, la galleria di testa e gli altri grandi ambienti sono un repertorio di decorazioni: fregi, pannelli con i simboli dello zodiaco, statue e teste di leone. Sulle pareti di un soppalco si vedono anche le mappe di città italiane dipinte da Marcello Nizzoli.
Il colpo d'occhio vero è sul piano dei binari: la tettoia in ferro e vetro, lunga 341 metri, fatta di cinque volte. Quella centrale, progettata dall'ingegnere Alberto Fava, ha una luce di 72 metri ed è alta più di 33.
All'estremità est c'è il Padiglione reale, la sala d'attesa privata del re, con marmi colorati, uno scalone a doppia rampa e un trittico in ceramica di Basilio Cascella. Apre di rado, per mostre ed eventi.
Prima dei treni, qui giocava il Milan. Nel 1906 la prima pietra fu posta sui terreni del Trotter, il campo delle partite in casa dei rossoneri. Il concorso del 1912 lo vinse Ulisse Stacchini, ma la guerra fermò tutto, e i modelli in gesso restarono anni nei corridoi.
Quando i lavori ripresero, il progetto era diventato sempre più grandioso. Mussolini voleva inaugurarlo di persona, ma il cardinale Schuster, per protesta contro le persecuzioni dell'Azione Cattolica, mandò solo il suo vicario, e il Duce delegò a sua volta un ministro.
Dietro tanta magnificenza c'è anche un po' di trucco: marmo nella parte bassa delle pareti, cemento decorativo in alto, molti ornamenti in gesso.
Sotto i binari c'è invece una pagina buia. Dal binario 21 dei magazzini, al piano stradale, tra il dicembre 1943 e il maggio 1944 partirono i treni che deportavano gli ebrei verso Auschwitz. Lì sorge il Memoriale della Shoah, aperto nel 2013.
Da non perdere
• La volta centrale sui binari.
• La Galleria delle Carrozze.
• I cavalli alati.
• I pannelli con i simboli dello zodiaco.
• Il Memoriale della Shoah.
Lo sapevi?
• Nel bagno della Sala reale c'era un'uscita segreta dietro uno specchio, per mettere in salvo il re.
• Una lapide ricorda che santa Francesca Cabrini partì tante volte da questi binari, ma morì quattordici anni prima che la stazione aprisse.
• Negli anni Cinquanta si pensò di addossare un grattacielo alla facciata: il progetto vinse un concorso, ma non se ne fece nulla.
Fuori, la facciata in pietra di Aurisina, larga circa 200 metri su piazza Duca d'Aosta, scandita da grandi varchi e coronata da gruppi scultorei. Dietro corre la Galleria delle Carrozze, nata per far entrare le vetture al coperto; sul suo terrazzo, i due cavalli alati di Armando Violi, allegorie del progresso.
Dentro, la galleria di testa e gli altri grandi ambienti sono un repertorio di decorazioni: fregi, pannelli con i simboli dello zodiaco, statue e teste di leone. Sulle pareti di un soppalco si vedono anche le mappe di città italiane dipinte da Marcello Nizzoli.
Il colpo d'occhio vero è sul piano dei binari: la tettoia in ferro e vetro, lunga 341 metri, fatta di cinque volte. Quella centrale, progettata dall'ingegnere Alberto Fava, ha una luce di 72 metri ed è alta più di 33.
All'estremità est c'è il Padiglione reale, la sala d'attesa privata del re, con marmi colorati, uno scalone a doppia rampa e un trittico in ceramica di Basilio Cascella. Apre di rado, per mostre ed eventi.
Prima dei treni, qui giocava il Milan. Nel 1906 la prima pietra fu posta sui terreni del Trotter, il campo delle partite in casa dei rossoneri. Il concorso del 1912 lo vinse Ulisse Stacchini, ma la guerra fermò tutto, e i modelli in gesso restarono anni nei corridoi.
Quando i lavori ripresero, il progetto era diventato sempre più grandioso. Mussolini voleva inaugurarlo di persona, ma il cardinale Schuster, per protesta contro le persecuzioni dell'Azione Cattolica, mandò solo il suo vicario, e il Duce delegò a sua volta un ministro.
Dietro tanta magnificenza c'è anche un po' di trucco: marmo nella parte bassa delle pareti, cemento decorativo in alto, molti ornamenti in gesso.
Sotto i binari c'è invece una pagina buia. Dal binario 21 dei magazzini, al piano stradale, tra il dicembre 1943 e il maggio 1944 partirono i treni che deportavano gli ebrei verso Auschwitz. Lì sorge il Memoriale della Shoah, aperto nel 2013.
Da non perdere
• La volta centrale sui binari.
• La Galleria delle Carrozze.
• I cavalli alati.
• I pannelli con i simboli dello zodiaco.
• Il Memoriale della Shoah.
Lo sapevi?
• Nel bagno della Sala reale c'era un'uscita segreta dietro uno specchio, per mettere in salvo il re.
• Una lapide ricorda che santa Francesca Cabrini partì tante volte da questi binari, ma morì quattordici anni prima che la stazione aprisse.
• Negli anni Cinquanta si pensò di addossare un grattacielo alla facciata: il progetto vinse un concorso, ma non se ne fece nulla.