Descrizione
Il Teatro alla Scala è il grande teatro d'opera di Milano, in piazza della Scala, a due passi dal Duomo. Dal 1778 ospita opera, balletto e concerti, e il suo nome è sinonimo di lirica in tutto il mondo.
Fuori sembra quasi sobrio: una facciata chiara, neoclassica, disegnata da Giuseppe Piermarini, con una galleria coperta dove un tempo arrivavano le carrozze. La sorpresa è dentro, nella sala a ferro di cavallo, tutta oro, avorio e damasco rosso, con quattro ordini di palchi e due gallerie per circa duemila spettatori.
Il palco reale è il più importante dei palchi: sta al centro, davanti al palcoscenico, ed è rivestito di rosso cremisi. Sopra il boccascena un grande orologio segna le ore in numeri romani e i minuti in numeri arabi. Il sipario è di velluto cremisi, ricamato d'oro.
Sul soffitto pende il lampadario, dono dei maestri vetrai di Murano dopo la seconda guerra mondiale. La volta di legno è pensata come una cassa armonica: la fama dell'acustica della Scala nasce da qui.
Nel foyer e nei ridotti si cammina tra specchi, stucchi e colonne di marmo; il ridotto del terzo ordine, quello dei palchi, è intitolato ad Arturo Toscanini e ha le finestre sulla piazza. Poco più in là, nel palazzo accanto, c'è il Museo teatrale, con i ricordi dei grandi della lirica.
Il 3 agosto 1778 si aprì la prima opera, «L'Europa riconosciuta» di Salieri. Tra il pubblico, Pietro Verri scriveva: «gli occhi sono sempre occupati». Il vecchio teatro di corte era bruciato due anni prima: le famiglie nobili che vi avevano i palchi ottennero il permesso di Maria Teresa di costruirne uno nuovo, pagandolo di tasca propria.
La musica, all'inizio, era quasi un pretesto. Nei palchi si cenava e si riceveva, in platea si ballava, e si giocava d'azzardo: a Milano era vietato ovunque, tranne che a teatro durante gli spettacoli. Il brusio dei tavoli da gioco arrivava fin nella sala.
Poi arrivò Verdi. Dopo un fiasco stava per lasciare la musica, ma l'impresario Merelli gli mise in mano un libretto: era il Nabucco, che nel 1842 infiammò una città in pieno Risorgimento. Qui Puccini, invece, visse il fiasco clamoroso della Madama Butterfly.
Le bombe dell'agosto 1943 lasciarono in piedi solo il palcoscenico e i muri. L'11 maggio 1946 la sala rinata riaprì con un concerto diretto da Arturo Toscanini, di nuovo sul podio scaligero: un evento per tutta Milano.
Da non perdere
• La sala con i suoi palchi.
• Il lampadario di Murano.
• Il Museo teatrale.
• La facciata di Piermarini.
Lo sapevi?
• Fino al 1907 l'orchestra suonava allo stesso livello della platea, senza una vera buca: la fossa attuale è di inizio Novecento.
• Il nome viene da una chiesa demolita, Santa Maria della Scala, fondata da Regina della Scala.
• L'inaugurazione della stagione il 7 dicembre, festa di sant'Ambrogio, patrono di Milano, è stabile dal 1951: quella sera Maria Callas ottenne il suo primo trionfo milanese.
Fuori sembra quasi sobrio: una facciata chiara, neoclassica, disegnata da Giuseppe Piermarini, con una galleria coperta dove un tempo arrivavano le carrozze. La sorpresa è dentro, nella sala a ferro di cavallo, tutta oro, avorio e damasco rosso, con quattro ordini di palchi e due gallerie per circa duemila spettatori.
Il palco reale è il più importante dei palchi: sta al centro, davanti al palcoscenico, ed è rivestito di rosso cremisi. Sopra il boccascena un grande orologio segna le ore in numeri romani e i minuti in numeri arabi. Il sipario è di velluto cremisi, ricamato d'oro.
Sul soffitto pende il lampadario, dono dei maestri vetrai di Murano dopo la seconda guerra mondiale. La volta di legno è pensata come una cassa armonica: la fama dell'acustica della Scala nasce da qui.
Nel foyer e nei ridotti si cammina tra specchi, stucchi e colonne di marmo; il ridotto del terzo ordine, quello dei palchi, è intitolato ad Arturo Toscanini e ha le finestre sulla piazza. Poco più in là, nel palazzo accanto, c'è il Museo teatrale, con i ricordi dei grandi della lirica.
Il 3 agosto 1778 si aprì la prima opera, «L'Europa riconosciuta» di Salieri. Tra il pubblico, Pietro Verri scriveva: «gli occhi sono sempre occupati». Il vecchio teatro di corte era bruciato due anni prima: le famiglie nobili che vi avevano i palchi ottennero il permesso di Maria Teresa di costruirne uno nuovo, pagandolo di tasca propria.
La musica, all'inizio, era quasi un pretesto. Nei palchi si cenava e si riceveva, in platea si ballava, e si giocava d'azzardo: a Milano era vietato ovunque, tranne che a teatro durante gli spettacoli. Il brusio dei tavoli da gioco arrivava fin nella sala.
Poi arrivò Verdi. Dopo un fiasco stava per lasciare la musica, ma l'impresario Merelli gli mise in mano un libretto: era il Nabucco, che nel 1842 infiammò una città in pieno Risorgimento. Qui Puccini, invece, visse il fiasco clamoroso della Madama Butterfly.
Le bombe dell'agosto 1943 lasciarono in piedi solo il palcoscenico e i muri. L'11 maggio 1946 la sala rinata riaprì con un concerto diretto da Arturo Toscanini, di nuovo sul podio scaligero: un evento per tutta Milano.
Da non perdere
• La sala con i suoi palchi.
• Il lampadario di Murano.
• Il Museo teatrale.
• La facciata di Piermarini.
Lo sapevi?
• Fino al 1907 l'orchestra suonava allo stesso livello della platea, senza una vera buca: la fossa attuale è di inizio Novecento.
• Il nome viene da una chiesa demolita, Santa Maria della Scala, fondata da Regina della Scala.
• L'inaugurazione della stagione il 7 dicembre, festa di sant'Ambrogio, patrono di Milano, è stabile dal 1951: quella sera Maria Callas ottenne il suo primo trionfo milanese.