Descrizione
La Villa Reale di Milano è una grande villa neoclassica di fine Settecento in via Palestro, di fronte ai Giardini Indro Montanelli, vicino a Porta Venezia. Ospita la Galleria d'Arte Moderna, con la pittura dell'Ottocento e una bella raccolta di impressionisti, e alle spalle nasconde un giardino all'inglese.
Dentro, le sale neoclassiche fanno da cornice ai quadri. Tra i più celebri il Ritratto di Alessandro Manzoni di Francesco Hayez e le Due madri di Giovanni Segantini, accanto alle sperimentazioni divisioniste di Previati.
Le collezioni Grassi e Vismara, donate al Comune nel Novecento, portano nella villa Cézanne, Van Gogh, Manet, Renoir, Matisse e Picasso, oltre a Balla e Boccioni. Non male per una casa nata come buen retiro di un diplomatico.
Al piano nobile c'è la sala da ballo, la più grande della villa, con il pavimento di legno di Maggiolini, colonne bianche e capitelli dorati. Accanto, la sala del Parnaso: sul soffitto Andrea Appiani dipinse nel 1811 Apollo che suona la lira tra le Muse.
La facciata più bella non è quella sulla strada ma quella sul retro, considerata il capolavoro dell'architetto: guarda il giardino all'inglese, con una cascatella tra le rocce, un torrente, un laghetto e un tempietto circolare dedicato ad Amore su un'isola.
La villa la volle il conte Ludovico Barbiano di Belgiojoso, consigliere dell'imperatore d'Austria, per ritirarvisi a fine carriera. La costruì Leopoldo Pollack, allievo di Piermarini, tra il 1790 e il 1796. Il conte però se la godette poco.
Alla sua morte la comprò la Repubblica Italiana di Napoleone, e ci andò a vivere il viceré Eugenio di Beauharnais con la moglie Augusta di Baviera: sono loro ad aver voluto gli interni sfarzosi. Tornati gli austriaci, ci abitò il maresciallo Radetzky, che qui firmò la pace del 1849.
Nel 1921 il Comune ne fece un museo. Nel luglio 1993 un attentato terroristico in via Palestro danneggiò gravemente la villa e distrusse il vicino Padiglione d'Arte Contemporanea, poi ricostruito.
Dentro, le sale neoclassiche fanno da cornice ai quadri. Tra i più celebri il Ritratto di Alessandro Manzoni di Francesco Hayez e le Due madri di Giovanni Segantini, accanto alle sperimentazioni divisioniste di Previati.
Le collezioni Grassi e Vismara, donate al Comune nel Novecento, portano nella villa Cézanne, Van Gogh, Manet, Renoir, Matisse e Picasso, oltre a Balla e Boccioni. Non male per una casa nata come buen retiro di un diplomatico.
Al piano nobile c'è la sala da ballo, la più grande della villa, con il pavimento di legno di Maggiolini, colonne bianche e capitelli dorati. Accanto, la sala del Parnaso: sul soffitto Andrea Appiani dipinse nel 1811 Apollo che suona la lira tra le Muse.
La facciata più bella non è quella sulla strada ma quella sul retro, considerata il capolavoro dell'architetto: guarda il giardino all'inglese, con una cascatella tra le rocce, un torrente, un laghetto e un tempietto circolare dedicato ad Amore su un'isola.
La villa la volle il conte Ludovico Barbiano di Belgiojoso, consigliere dell'imperatore d'Austria, per ritirarvisi a fine carriera. La costruì Leopoldo Pollack, allievo di Piermarini, tra il 1790 e il 1796. Il conte però se la godette poco.
Alla sua morte la comprò la Repubblica Italiana di Napoleone, e ci andò a vivere il viceré Eugenio di Beauharnais con la moglie Augusta di Baviera: sono loro ad aver voluto gli interni sfarzosi. Tornati gli austriaci, ci abitò il maresciallo Radetzky, che qui firmò la pace del 1849.
Nel 1921 il Comune ne fece un museo. Nel luglio 1993 un attentato terroristico in via Palestro danneggiò gravemente la villa e distrusse il vicino Padiglione d'Arte Contemporanea, poi ricostruito.