Torre Velasca

Torre Velasca

Piazza Velasca, 5. (Apri Mappa)

Descrizione

La Torre Velasca è il grattacielo «a fungo» vicino a piazza Missori, nel centro di Milano: una torre di cemento con la parte alta più larga del resto e le travi oblique in vista. I milanesi la chiamano il «grattacielo con le bretelle».

«Un assoluto capolavoro», per Philippe Daverio. «Il paradigma della civiltà dell'orrore», per Vittorio Sgarbi. Poche architetture hanno diviso Milano come questa.

Le bretelle sono le travi oblique che, dal quindicesimo al diciottesimo piano, reggono la parte alta della torre, aggettante. Sono il disegno dell'ingegner Arturo Danusso: venti travature oblique che sostengono i piani delle abitazioni, in alto.

Lo studio BBPR voleva un simbolo della rinascita, su un'area devastata dalle bombe della guerra. E voleva anche citare le torri medievali lombarde, come la Torre del Filarete al Castello Sforzesco.

All'inizio si pensò all'acciaio e al vetro, come a New York. Una società americana avvertì che l'industria italiana non ce l'avrebbe fatta, e si scelse il calcestruzzo armato con rivestimento di pietra. Il cantiere durò 292 giorni, otto meno del previsto.

Da guardare da vicino: le facciate sono pannelli prefabbricati di cemento e graniglia di porfido rosa, con finestre disposte in modo irregolare. Il critico Paolo Portoghesi le chiamò «spettinature».

Sotto uffici e negozi, sopra le case: in un attico con vista sul Duomo visse a lungo Gino Bramieri. Lo scrittore Luciano Bianciardi la liquidò come un «torracchione di vetro e cemento».

Il fronte è quasi uguale su tutti i lati, scandito dalle nervature della struttura. Nel 1961 la torre ricevette il premio dell'Istituto Nazionale di Architettura e, dal 2011, è un bene tutelato dalla Soprintendenza.

Il nome viene dalla piazza, che ricorda Juan Fernández de Velasco, governatore spagnolo del Ducato di Milano nel Seicento. La torre sale per 28 piani, due dei quali sotto terra, e dentro ha uffici, negozi e abitazioni.